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Intervista ad Alessandra Starace, Libreria dei Ragazzi Milano

alessandra starace

Intervista ad Alessandra Starace direttrice della Libreria per ragazzi di Milano

La Direttrice della libreria per ragazzi di Milano, Alessandra Starace, è una libraia romana di lungo corso, ma non solo, è anche una studiosa di letteratura, conosce,legge e recensisce un numero infinito di  libri,  gestisce e propone seminari di formazione per adulti e molto altro. Per chi la conosce di persona è soprattutto una persona appassionata e generosa così l’abbiamo conosciuta anche noi e di fronte ad una piadina e una birra abbiamo pensato di rivolgerle qualche domanda.

Cosa volevi fare da piccola? Hai sempre desiderato essere una libraia?

Ebbene sì, da bambina volevo fare la libraia. In famiglia si leggeva molto, si parlava molto di libri e quindi ero già molto appassionata fin da piccola. Dopo il liceo scientifico a Roma, ho cominciato a lavorare presso una libreria di quartiere. Lavoravo d’estate fino a dicembre, nel frattempo studiavo alla Sapienza, Lettere. Mi sono laureata in Storia. Dopo la laurea ho fatto un corso librai di Rizzoli e poi ho lavorato per 19 anni in Feltrinelli. In giro per l’Italia da nord a Sud, dalla Sicilia alla Sardegna.

Tu cosa consiglieresti ad un aspirante libraio o libraia?

Per prima cosa consiglio di spolverare gli scaffali, si impara stando in libreria, mettendo in ordine i libri, osservando, ascoltando. Poi naturalmente, ma è bene non darlo per scontato, consiglierei di leggere tanto tanto, infine, direi che per essere un bravo libraio bisogna essere “sognatori pragmatici” cioè avere comunque i piedi per terra. Lo sforzo maggiore bisogna farlo nel creare un lettore per “sempre”, non solo nel vendere un libro per oggi. Quindi ascoltare le esigenze della persona che chiede il consiglio, capire cosa cerca, aiutarla in questo percorso di scoperta personale.

Hai sempre avuto questo interesse per il settore ragazzi o ci sei arrivata dopo?

No, sono una libraia che ha lavorato sempre senza considerare i limiti tra settori. Non penso al libro per ragazzi, ma penso al bel libro. Nel settore ragazzi bisogna lavorare con l’adulto che compra, quindi educare l’adulto che sceglie il bel libro per il figlio, il nipote. Ogni giorno nascono bambini e ogni giorno nascono genitori, quindi non dobbiamo stupirci del fatto che non tutti conoscono Lionni, per esempio, è normale che sia così, anzi è proprio questo che mi permette di lavorare continuamente sulla scoperta del lettore e della lettura.

Visto che sei  libraia da tantissimo tempo, 20 anni ormai, puoi dirci se sono cambiate molto le cose nel settore, cosa vedi di diverso?

No, le esigenze delle persone che entrano in libreria sono le stesse di sempre. Sono esigenze relative proprio alla persona umana, il desiderio di amicizia, di non sentirsi soli, di superare paure e così via. La cosa che è enormemente cambiata è la scelta. C’è una scelta grandissima adesso soprattutto per bambini e ragazzi e anche più cura in quello che viene proposto e più attenzione.

A questo punto non possiamo fare a meno di chiederti quali siano i tuoi libri preferiti? Qual è il libro che ti ha fatto diventare lettrice ?

Il mio primo libro è stato Heidi di Johanna Spyri, l’ho letto da sola a 6 anni e mezzo. Mi ha fatto conoscere cose che non conoscevo, le montagne, ad esempio, visto che vivevo al quarto piano di un palazzo a Roma; e poi mi ha trasmesso l’idea che con un libro non si è mai soli, Heidi impara a leggere per superare la nostalgia delle sue montagne. Insomma un libro ti salva, ti aiuta, ti accompagna.

Il libro che consiglio a tutti sempre è L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono. Mi ha sempre colpito il fatto che quest’uomo semina senza aspettarsi niente, ma con convinzione e continuità. La sua resilienza, la capacità cioè di resistere anche quando le cose non vanno bene, e di continuare a portare avanti il suo progetto, proprio la determinazione di un uomo solo che può cambiare il contesto in cui vive.

Ed infine Skellig, mi ha sempre fatto pensare all’idea che con l’immaginazione puoi arrivare dappertutto.

Alessandra ha molto ancora da dirci e da raccontarci, ma il tempo stringe e l’ultima domanda è sempre rivolta al futuro, quali sono i tuoi prossimi progetti?

Vorrei che la lettura da individuale  diventasse sempre più un mezzo di condivisione e di dialogo tra le persone. Io credo nelle storie e nella forza della narrazione che due o più persone possano scambiarsi tra loro, nella necessità di ritrovarsi intorno alla narrazione, un po’ come avveniva una volta attorno al focolare.

Grazie Alessandra! Alla prossima

 

 

 

 

 

 

 

 

Intervista a Virginia Portioli, Lupoguido

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Dai titoli ai premi, Virginia Portioli ci racconta la collana LupoGuido

Oggi andiamo a conoscere meglio la Collana LupoGuido, costola per giovani lettori della Guido Tommasi Editore. La casa editrice è a Milano, vicino a Sant’Ambrogio, una delle basiliche più antiche e belle della città meneghina. Ci accoglie Virginia,  non solo instancabile editor e ufficio stampa, ma soprattutto “anima” di LupoGuido.

Per chi come noi, lavora nel settore, LupoGuido è arrivato come una ventata fresca di primavera a portarci tesori ormai  dimenticati di grandi autori del passato. Ha subito vinto premi importanti: l’Andersen come miglior libro mai premiato a “Un giorno nella vita di Dorotea Sgrunf” di Tatjana Hauptmann,  il Premio Rodari ad “Un posto segreto” di Susanna Mattiangeli e Felicita Sala ed infine il Premio EditoRe per l’anno 2019 “Per la qualità generale dei prodotti in catalogo”.

Chiacchierando con  Virginia, mi rendo conto che LupoGuido è veramente un giovanissimo marchio editoriale.

 Com’è nata dunque questa collana ragazzi della Guido Tommasi Editore?

Lupoguido è nato ufficialmente un anno e mezzo fa. L’editore Guido Tommasi aveva da tempo immaginato un settore ragazzi e si era innamorato di uno dei primi libri che poi abbiamo pubblicato: “C’è un rinofante sul tetto”. Lo teneva lì, sul comodino, in attesa di pubblicarlo in italiano. In modo piuttosto fortuito si intrecciano i nostri cammini e si decide di partire per questa avventura. Dopo poco più di un mese abbiamo vinto l’Andersen con “Un giorno nella vita di Dorotea Sgrunf”.

Si infatti, partenza con i fuochi d’artificio che tutti ben ricordiamo. I vostri lettori quanti anni hanno?

Da 2 ad 8 anni circa, quindi dalla scuola dell’infanzia, ai primi lettori autonomi che spesso non trovano in libreria storie adatte a loro. Intendo dire libri che accompagnino un bambino che ormai sa decifrare la scrittura, ma deve diventare lettore lui stesso entrando nelle storie e avendo a disposizione, perché no, ancora belle illustrazioni.

Fino a questo momento avete prevalentemente importato dall’estero titoli ormai non presenti in Italia o a volte proprio mai arrivati da noi. Perché?

È stato molto più interessante andare a guardare i cataloghi esteri e soprattutto gli autori degli anni 60-70. Mi sono sembrati più liberi, più ricchi di storie fini a stesse così come volevo che fossero le storie di LupoGuido. Ma il prossimo anno pubblicheremo anche inediti di autori italiani che hanno proprio le caratteristiche che cerchiamo.

 A questo proposito che caratteristiche deve avere un libro pubblicato da LupoGuido? Cosa mi fa capire che quel libro è sicuramente di LupoGuido?

Un libro di LupoGuido deve avere: una storia che apra prospettive, domande, pensieri;  poi deve essere senza morale cioè aperto a soluzioni diverse non univoche; e soprattutto deve essere ad altezza bambino. Lo sguardo deve essere del bambino e non del genitore che cerca “risposte” a determinati argomenti di crescita. Questo è il punto fondamentale nella mia ricerca di storie. Ed è forse il motivo per il quale LupoGuido è subito piaciuto a tutti noi. L’intervista è finita ma Virginia mi mostra le meraviglie che ci aspettano per il 2020, dieci novità tutte da scoprire. Grazie LupoGuido.

Se volete incontrare LupoGuido ecco i prossimi appuntamenti:

A Milano sabato 30 novembre ore 10,00-19,00  MERCATINO DI NATALE  Largo Richini,14

A Roma dal 4 all’8 dicembre ore 10,00-20,00 PIU’ LIBRI PIU’LIBERI NELLA NUVOLA Eur Stand 64

Per scoprire tutto il catalogo ed essere sempre aggiornati

https://www.guidotommasi.it/lupo-guido

 

 

 

Intervista a Simone Saccucci

Simone Saccucci è un uomo alto e gentile, lo sguardo sincero e curioso, attento a quello che lo circonda. Canta, racconta, coinvolge, narra soprattutto. Simone Saccucci narra, costruisce, cuce attentamente passato, presente e futuro dei territori e delle persone. La narrazione come tessuto sul quale leggere un contesto partecipato e in formazione, la narrazione usata anche come percorso formativo e aggregativo. Simone è venuto a trovarci in libreria, la libreria Ponteponente a Roma, in occasione del nostro decennale. La sua chitarra e i suoi racconti hanno coinvolto e fatto riflettere grandi e piccoli e tutti ricordano i suoni e le espressioni utilizzate durante la performance. Avevamo bisogno di conoscere meglio il suo lavoro e così gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Da dove nascono le storie? Ispirazioni, luoghi

Le storie nascono dappertutto. Sono già nate anche se non le ascolti o non le leggi. È come la faccenda dell’albero che cade nella foresta e fa rumore comunque, forse, anche se non c’è nessuno ad ascoltare.

Le mie, o almeno quelle che fanno parte del mio bagaglio, sono prima di tutto nella valle dove una parte della mia famiglia è cresciuta e nata: la Valle dell’Aniene. Sono ai margini del fiume, arroccate nei paesini sulle piccole montagne; sono nel dialetto oppure nei piccoli aneddoti o canzoni.

Ma le storie, che uso e di cui godo, sono anche nei libri: tutti. Anche quelli più impensabili, anche quelli che non mi piacciono. Io sono una storia, soprattutto.

Immaginiamo che il tuo lavoro sia sempre in evoluzione, e necessiti di una grande energia,  quali aspetti ti piacciono di più e quali meno?

Mi piace tutto, in realtà. Mi piace soprattutto la fisicità del mio lavoro: il contatto che ho con le persone che incontro. Poi mi piace, anche se all’inizio mi spaventa sempre un po’, la solitudine.

Sono solo davanti a chi mi ascolta. Mi arriva un carico di energia, emozione, tensione, tutto addosso. Devo usare il respiro per prendermelo e fonderlo col mio modo di raccontare. Raccontare e cantare, per me, è far pace con me stesso e con gli altri cercando un armistizio proprio fra questi due poli, adeguandomi di volta in volta al contesto: sfruttandone l’acustica, per esempio (non uso amplificazione molto spesso) oppure le caratteristiche, gli elementi che lo compongono. Ecco, un’altra cosa che mi piace è che sparisco nelle storie, per essere qualcosa d’altro e per poi ritornare a me stesso quasi risorto.

Progetti futuri?

Il prossimo anno, se le storie vorranno, sarà un anno ricco…

Sogni nel cassetto?

Nessuno. Io credo di aver imparato una cosa da questo percorso che dura da 20 anni ormai: il vizio di vivere. È questo il mio sogno nel cassetto: averlo sempre vuoto perché già vivo ciò che voglio vivere.

Nel tempo credo di aver eliminato tutta questa fesseria di credere che abbiamo bisogno, sempre bisogno di qualcosa. Si. Credo sia questa una delle cose più preziose che mi hanno passato questi anni di storie.

 

Grazie mille,Simone. Ti ascolteremo ancora volentieri quando verrai a trovarci  o verremo noi a trovarti nei tuoi prossimi incontri.

Per chi volesse saperne di più : http://www.simonesaccucci.it/

simone

Intervista a Massimiliano Maiucchi

massimilianoIntervista a Massimiliano Maiucchi

Lo conosciamo da sempre, Massimiliano, Miaucchi, in arte Jully,  abbiamo usato e riusato le sue filastrocche, cantate, ballate, mimate, in molteplici contesti, dal nido, ai centri accoglienza, dagli incontri per i più piccoli ai workshop per gli adulti, insomma siamo anche un po’ sue fan. Così abbiamo pensato di rivolgergli qualche domanda e lui, come sempre disponibile, ci ha risposto.

Massimiliano, in arte Jully, quando cominci la tua avventura con il teatro e le filastrocche?

L’avventura con il teatro è nata nel 1995, quando insieme ad Andrea Calabretta ci siamo iscritti alla scuola di teatro popolare diretta dal grande Fiorenzo Fiorentini,  che ci ha trasmesso l’arte della pausa comica di cui lui era un maestro. Tra gli alunni della scuola legammo subito con un giovanissimo Daniele Miglio e insieme formammo un trio e portammo in scena due spettacoli teatrali scritti da Andrea Calabretta: “Il pifferaio di Hamelin” e “I cavalieri della favola Rotonda” e uno spettacolo di varietà dal titolo difficilissimo: “lovertanga lattonzola dibiritullera” inventato dalla Dottoressa Rosanna Vano l’ideatrice della manifestazione “Invito alla lettura” a Castel Sant’Angelo. 

Nel gennaio del 1998 ho scritto la mia prima filastrocca e ho subito cominciato a raccontarle ai bambini e a drammatizzarle usando oggetti e pupazzi che trovavo a casa e in giro.

Nel 2000 avendo lasciato la strada del teatro, mi sono dedicato completamente alla filastrocca, ho cominciato a mimarla, a cantarla e a costruire insieme a Silvia Micali e Diana Doveri tutti gli strumenti per visualizzare le parole dei versi, come i guanti animati e libroni pop-up che  uso ancora oggi nei miei spettacoli.

Quando poi ho conosciuto Alessandro D’Orazi al concerto dei CiaoRino, ha preso corpo il  progetto delle filastrocche cantate e nel 2009 sono tornato a teatro con lo spettacolo “La musicastrocca” che da dieci anni è in cartellone al teatro Verde di Roma. Ora ho anche altri spettacoli che porto nei teatri: “Tana libera tutti” con il mio caro amico Daniele Miglio e “Chissàchilosà e il mago Rubafiabe” tratto dall’audiolibro edito dall’Anicia, scritto e recitato con Vittorio Marino, ideatore della storia, e con la partecipazione di Daniele Miglio e le musiche di Alessandro D’Orazi. Insomma  le due strade del teatro e della filastrocca si sono unite e poi diramate.

Una lunga avventura, ma a chi ti ispiri? Cosa ami leggere ed ascoltare?

Io cerco di prendere ispirazione da ogni cosa, spesso è il presente, l’attimo che viviamo a darci l’ispirazione, poi c’è anche un ispirazione legata a chi ci ha preceduto e se siamo stati colpiti da qualcuno e lo abbiamo osservato, possiamo ripetere a modo nostro quello che abbiamo visto e assimilato. Ultimamente leggo e ascolto quasi sempre libri e musica per bambini e guardo molti film per ragazzi. Leggo i classici della letteratura per l’infanzia, ma anche i libri degli autori che ho avuto il piacere di conoscere, di Nicola Brunialti ho letto quasi tutto. 

Cosa ti diverte di più e di meno  nel tuo lavoro?

Il mio lavoro oltre ad essere un lavoro è anche una passione, una missione e un divertimento. Ho cominciato a lavorare con i bambini nel 1989, quando con alcuni amici abbiamo frequentato un corso di formazione per animatori organizzato da “La luna nel pozzo”. Poi nel 1994 sono stato co-fondatore della associazione “Il flauto magico”. In trent’anni di lavoro avrò animato migliaia di compleanni e ho lavorato per moltissimi centri estivi, insomma ho avuto una grandissima esperienza sul campo, anzi lavorando con i bambini diciamo “sul campetto”. Lavorare con i bambini è molto faticoso, ti prendono tantissima energia fisica e mentale, ci vuole tanta pazienza, tanta voce, un enorme bagaglio ludico per affrontare ogni situazione e un animo sempre acceso e curioso. Comunque penso che gli anni dell’infanzia siano bellissimi e lavorando con i bambini si ha la possibilità di entrare ogni giorno nel loro “piccolo mondo” e guardando la vita dal basso si vedono tantissime stelle.

 

 

 

A quali filastrocche sei più legato e perchè?

Io sono legato ad ogni parola, ad ogni rima e ad ogni filastrocca, che ho scritto in questi 22 anni. Ieri ho scritto la numero 1807, ogni volta che ne arriva una nuova la scrivo al volo, poi su un bellissimo quaderno (ne avrò finiti una ventina), poi la scrivo sul computer e ogni tanto le stampo e le faccio rilegare, a casa ho dieci libroni e presto dovrò fare “L’undicesimo volume forse ultimo” ( cosi ho chiamato il file che le raccoglie). Insomma il mio motto è “ORDINE E FANTASIA” e la filastrocca somiglia infatti ad una matematica fantastica di sillabe e fotografie. Dal cuore alla testa, dagli occhi alla bocca.

Comunque sul podio ci metto: LA FIFASTROCCA, CARLETTO E LA BICICLETTA E GIOCHI SPAZIALI

Quali sono i tuoi progetti futuri?

A fine Ottobre uscirà un nuovo libro con la Palombi editori. E’ un libro per me importantissimo per vari motivi. Sarà un libro rivolto a tutti, bambini e adulti, si chiamerà “ROMA FA RIMA” con circa 80 filastrocche dedicate ai luoghi, al cibo, ai personaggi ai mezzi di trasporto e alla romanità,  le illustrazioni le ha realizzate il grandissimo Fabio Magnasciutti ( ci conosciamo da quando siamo bambini) nel libro c’è “LA VITA E’ COME UN VIAGGIO” una lunga rima che racconta e descrive la mia mamma. Per presentare il libro e portarlo in teatro, ho iniziato una collaborazione con un anima romana, il cantautore Sandro Scapicchio per fondere il canzoniere di Roma alle filastrocche del libro.

Sogni nel cassetto?

Il mio sogno nel cassetto è di fare un film d’animazione e penso che l’audio libro “CHISSA’CHILOSA’ E IL MAGO RUBAFIABE” che abbiamo scritto a quattro mani con Vittorio Marino, sarebbe fantastico. “LE PAGINE SFOGLIAVA LECCANDOSI LE DITA, SE LEGGI C’E’ DUE VOLTE: NEL LIBRO E NELLA VITA!”

https://www.facebook.com/massimiliano.maiucchi

Intervista a Maria Zamponi

mariaVi sono mancate Le interviste del Semaforo blu?

E si ci abbiamo messo un po’ ma eccoci qui la prima intervista della stagione è alla nostra ultima arrivata: Maria Zamponi che ci è sembrata abbastanza felicemente matta da salire a bordo della nostra impresa.

 

Ciao, Maria raccontaci di te

Buongiorno, sono Maria Zamponi.

Mi presento sempre così, anche se, nonostante i 39 anni il mio cognome -pur andandone fiera- mi mette sempre un po’ a disagio perché durante l’infanzia fonte di giochi di parole ed assonanze poco lusinghiere. Ma si sa: non si esce vivi dall’adolescenza. Sono una signora ormai, particolarmente attaccata alla propria fanciullezza, abito a Roma, sono emotiva, sono fortunata perché piena di legami meravigliosi, sono mutaforma, convinta che non ci si salvi da soli, mamma, vagamente artistica, impeccabile nel lavoro di gruppo, pasticciona nella gestione della mia persona ed ho una smodata passione per le parole ed, ovviamente, i libri. Oserei dire di essere una bibliomane: da piccola, prima di addormentarmi chiedevo sempre a mia madre di darmi una “padellata” di libri da tenere nel letto con me, da ragazza, nel bel mezzo di una serata fra amici (non importa dove ci si trovasse), tiravo fuori un libro dallo zaino e chiedevo: “Posso leggervi una cosa?”, da grande giro ancora, sulla soglia dei 40 con pesanti borse piene di libri, per mia figlia e per me. Non importa che poi questi libri si leggano o meno nell’immediato, l’importante è che siano a portata di mano. E’ una sensazione che mi dona conforto.

 

Cosa hai fatto prima di diventare Semafora?


 Beh, faccio cose e vedo gente certamente. Poi: prima sono stata un’attrice di teatro, insegnante di teatro ed anche un po’ scribacchina (e contestualmente cameriera, cuoca, barista e studentessa di humanae litterae), poi sono diventata madre e mi sono trasformata in una commessa di prodotti erboristici e biologici per un po’, sospendendo l’esercizio di alcune passioni, ma senza mai mollare un’insana curiosità che mi porta ad approfondire più o meno inutilmente troppe cose. Stufa di questo cambiamento mi sono licenziata, ed ho iniziato a riprendere i fili del mio passato e dei miei desideri iniziando a lavorare con la prima infanzia come lettrice ed insegnante di teatro. Ho ripreso anche a collaborare con una compagnia teatrale di artisti ed amici. Queste esperienze, piccole e aurorali, mi hanno restituito gioia ed un chiaro contatto con una dimensione interiore e personale, al di là della novità della maternità, o delle circostanze. Ho deciso di dare una struttura a questo nuovo momento e ho studiato per diventare un’educatrice ludica. Nel mentre ho cominciato (assieme a vari tirocini formativi in diverse realtà educative) a sperimentarmi come conduttrice di laboratori non più unicamente teatrali, ma anche grafico-pittorici, sensoriali, euristici… ed è qui che, iniziando a collaborare con varie realtà sul territorio di Roma, ho incontrato sul mio cammino Giulia, Francesca e Mariella nella loro luminosa libreria Ponteponente. Ho proposto il mio lavoro in tutti quei luoghi che immaginavo potessero essere affini, e fra le braccia del Semaforo Blu ho trovato ascolto e stima (ma non solo, perché una grande fiducia mi è stata data anche dalle Ass. Mamme and the city e La Bottega Fantastica, dalle librerie indipendenti Koob ed Eco di Fata, dalla Fondazione Parole di Lulù con l’esperienza della Casa dei Bimbi, con i laboratori presso lo studio di logopedia e psicoterapia Centro Pieralice e per il servizio clinico di sostegno Oplà per la Famiglia). Questa città (Roma ndr) a volte non è cattiva e puzzona come sembra e nello stordimento del calviniano mare di possibilità si possono trovare pepite che brillano anche per te.

 

Maria, ha partecipato ai centri estivi, poi a Scelte di classe e ci è sembrata a suo agio con noi, gli orari le attività, e tutto quello che comprende una piccola impresa come la nostra. E quindi come ci dice lei:
Dopo un anno pieno di collaborazione sempre più assidua con le “Semafore” ho ricevuto una proposta che non si poteva rifiutare: salire a bordo. A bordo con tutti gli annessi e connessi, e dunque, oltre alle splendide attività che l’Associazione svolge sul territorio, anche la Libreria! Non mi dilungo nel descrivere quanto mi abbia resa felice questa offerta. Dirò solo che la sensazione è stata di arrivare a chiudere un cerchio che percorrevo da sempre, dirò che mi avete dato l’opportunità di poter piantare e coltivare in un unico giardino tutti i semi che amo di più, raccolti nel vento dei miei anni di formazione e di crescita. E mi sento a casa, in un posto dove so che posso contribuire con i miei personali strumenti nel costruire ponti.
Perché – in fondo- cosa ce ne facciamo dell’arte, dell’educazione, delle parole, della bellezza, se non possiamo costruire ponti?
Mai saputo di un uomo capace di costruire un ponte da solo.

 

Ecco adesso la conoscete anche voipotevamo perderla?

Buon lavoro Maria!

 

Intervista ad Antonella Ranieri

“Sono un contratto implicito tra una cocciuta sognatrice e una  pilota errante in universi immaginari, praticamente una persona fortunata. Cosi mi sento da quando ho iniziato a lavorare con i libri e i bambini. E’ successo quasi per caso, ormai più di sedici anni fa, dopo un corso di lettura espressiva organizzato nella Scuola dell’Infanzia del mio primogenito. Da quel momento non ho mai mollato.”

Comincia così questa intervista con Antonella Ranieri, amica conosciuta nei corsi per formatrici di lettori volontari di Nati per leggere e con la quale così tanto condividiamo. Cocciute lo siamo, sognatrici anche, insomma dovevamo per forza diventare colleghe e  amiche  e così abbiamo pensato di presentarla anche  a voi.

Antonella continua : “ Se mi guardo indietro vedo rami di storie cucite sulla mia pelle. La mia infanzia non è stata esattamente un territorio di libri e racconti e sono cresciuta con l’idea che bisognava procurarsele le storie, alla ricerca di quella giusta capace di aprire varchi impossibili. Questa caccia si è intensificata nell’età adulta, dapprima come madre, poi da appassionata professionista. Scegliere un libro e esporlo ai bambini è un vero e proprio atto di responsabilità che richiede cura, attenzione, ricerca, studio, onestà umana e intellettuale. Cosi ho iniziato a studiare, leggere , approfondire, seguire seminari, frequentare fiere e libri e soprattutto ho imparato a leggere i volti dei bambini. Negli ultimi anni mi sono dedicata alla formazione degli insegnanti, degli educatori, di operatori e curiosi sulle strategie attive della lettura. Condivido con loro possibili percorsi per motivare i bambini alla lettura

Antonella sappiamo che hai svolto numerosissimi progetti, ci puoi raccontare i più significativi ed importanti?                                                                                                                               Ho avuto la fortuna di condividere un pezzo della mia avventura con un’ Associazione di lettori di cui sono stata anche Presidente e di progetti ne ho portati avanti molti, ma un paio non hanno mai smesso di abitarmi. Uno, che ricordo sempre con un velo di commozione, riguarda il terremoto dell’ Aquila che ha colpito la mia terra nel 2009. In quella triste occasione, in pochissimo tempo, si è costituita una rete di Associazioni, Biblioteche, lettori, promotori, uomini e donne di buona volontà per ricostruire il patrimonio librario andato in fumo. Un’occasione di crescita, di fiducia nell’altro, di scambio gratuito di azioni e emozioni, tutti in campo ad offrire ciascuno il proprio contributo, il proprio sapere e saper fare. In quella occasione ho sperimentato davvero la funzione salvifica delle storie. L’altro, invece, è un Progetto fatto in carcere e rivolto ai papà detenuti a sostegno della genitorialità attraverso i libri e le storie. Un’esperienza che mi ha perforata e ha contribuito a dare un senso al mio lavoro e alla mia ricerca personale. Entrambi i progetti hanno ricevuto riconoscimenti importanti al Salone Internazionale del Libro a Torino.  

 Sicuramente nei tuoi incontri in giro per l’Italia saranno successe tante cose interessanti, vuoi condividere un ricordo con noi?
Di aneddoti da raccontare ne avrei tanti, in sedici anni ho incontrato migliaia e  migliaia   di bambini, ragazzi, genitori, insegnanti. Ho bisbigliato in minuscole orecchie, trattenuto il fiato su pagine e parole ,  ho sigillato negli occhi dei  bambini segreti altri, ma c’è un episodio accadutomi qualche anno fa che mi fa sorridere ancora. Un giorno, una bimba di circa 6/7 anni, a conclusione di una lettura in classe, mi ha chiesto: “ Va bene, questa storia mi è piaciuta. Hai intenzione di scriverne altre? No, perché , se vuoi, ti aiuto io, così fanno ridere di più”. Per una manciata di secondi non sono stata capace di distogliere lo sguardo da quella bimbetta impertinente e poi sono scoppiata in una fragorosa risata. Lei mi ha puntata, aggiungendo: “ Pensavo che ti eri arrabbiata !”. 

 Quali sono i tuoi progetti futuri? Quali i tuoi sogni?   

 Nella mia testa c’è un magma di progetti che si spingono per accomodarsi al meglio. Ora , più che mai, avverto l’esigenza di fermarmi  a raccogliere e a dare un ordine alle mie esperienze. Credo molto nello scambio delle buone pratiche e da anni lavoro per costituire, qui in Abruzzo, un gruppo di insegnanti e appassionati per sperimentare nuove strategie intorno ai libri e alla lettura. Parallelamente continuo la mia ricerca  sulla costruzione del libro come spazio espressivo alternativo e strumento di indagine emotiva e relazionale, sia per adulti che per bambini. L’ultimo piccolo desiderio è l’allestimento di una piccola Biblioteca/atelier nella mia casa in campagna, proprio nel paesello, vista mare e monti, dove ho vissuto per 18 anni e non ho mai visto l’ombra di un libro per bambini, né di una biblioteca. E’ un impegno che ho con Antonella Bambina. Il ciliegio all’ingresso è già stato piantato.                                                                                                                                                      

Allora aspettiamo di vedere anche noi il ciliegio all’ingresso! Grazie Antonella alla prossima

 

 

 

 

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Intervista a Kalandraka

Da quando è nata in Italia, nel 2008, come noi semafore, abbiamo lavorato moltissimo con gli albi illustrati di Kalandraka. Ricordo un bellissimo progetto al nido con Achille il puntino e le infinite letture di Capretti caproni, così come della Mamma, ma anche Non è una scatola, vero e proprio motore di molti incontri di lettura dedicati all’immaginazione e al gioco con le scatole. Tante sono Le curiosità che abbiamo intorno a questa casa editrice multilingue ed abbiamo deciso di rivolgere qualche domanda a Lola Barcelo, che ne è la responsabile in Italia.

1) Quando nasce Kalandraka e Kalandraka Italia?

La casa editrice ha iniziato il suo percorso in Italia nel 2008, sostenuta dall’esperienza della casa madre spagnola, sorta il 2 aprile 1998, Giornata Internazionale del Libro per Ragazzi, nella città di Pontevedra nell’estremo nordovest della Penisola Ibérica. La Kalandraka Editora è una realtà di dimensioni medie, che nel 2013 ha ricevuto il Premio alla Eccellenza Editoriale attribuito dal Ministero spagnolo della Cultura.
2)La Kaladraka “parla” molte lingue: spagnolo, galiziano, italiano, portoghese, castigliano quali sono i  libri che sono più conosciuti e venduti in Italia?

In Italia sono : Orecchie di Farfalla, La mamma, Achille il puntino,Una strana creatura nel mio armadio,Quelli di sopra e quelli di sotto, Il piccolo coniglio bianco, Capretti caproni, Racconti per bambini che si addormentano subito.Potrei dire che sono ormai libri di catalogo ben conosciuti dai mediatori per i motivi più disparati. Comunque questi titoli sono pure tra i più venduti in Spagna.Il catalogo della Kalandraka in Italia è costituito da 80 titoli, in Spagna da 500 all’ incirca. La mia esperienza mi suggerisce che la promozione fatta dall’autore fa la differenza per quello che riguarda un titolo-novità, però per sopravvivere nel catalogo, il libro deve avere una qualità indiscussa.
3) Quali autori prediligete?

Quelli inattesi, con progetti emozionanti non didascalici, senza alcuna intenzione didattica.
4) Ci sono progetti futuri che puoi raccontarci?

La nostra prossima novità nel bel mezzo dell’autunno sarà il Premio Compostela 2019, un lavoro dell’autrice ungherese Mariann Màray. In Italia è ancora una inedita, però non una sconosciuta perché è stata finalista al Silent Book Contest 2018 di Carthusia e ha partecipato insieme a una rosa internazionale di illustratori al Pitti Immage Bimbo 2017.

Sarà un bel libro per parlare di cosa vuole veramente un bambino.

Grazie Lola, aspettiamo con impazienza questa bella novità, intanto chi fosse curioso può sbirciare sul sito di  http://www.kalandraka.com/it/ , passare in libreria e sfogliare e osservare direttamente questi bellissimi albi illustrati.

 

 

 

 

 

Intervista a Carla Colussi

Correva l’anno 2011 o giù di lì, ed una serie di tepee avevano invaso i parchi pubblici romani e gli spazi antistanti le librerie per bambini e ragazzi per la manifestazione: La tribù dei lettori. Carla Colussi era la libraia e padrona di casa, della gloriosa Libreria di Girandola, noi le giovani lettrici arrivate cariche di libri e di idee per la testa. Nel tempo abbiamo continuato a seguirla, incrociata alle varie manifestazioni di settore, seguita nei suoi ultimi lavori e girandolando l’abbiamo fermata per fare insieme quattro chiacchiere. Ecco cosa ci ha detto della sua preziosa esperienza.
1) Carla, dicci un po’ di te.
Difficile raccontarmi. Per anni ho fatto spettacoli per ragazzi e laboratori di teatro nella scuola di ogni ordine e grado (dal nido alla scuola secondaria di primo grado). Ho sempre avuto la passione per le storie e i libri che portavo in giro anche con gli spettacoli. Poi quindici anni fa ho aperto una libreria per ragazzi, dove conciliare le due cose e per anni è andato tutto bene. Si era creato quello che io chiamo il circolo virtuoso: io andavo nelle scuole a raccontare libri e storie e a far scrivere e mettere in scena, i bambini e le famiglie venivano ad acquistare i libri e farsi dare consigli. Quando questo circolo si è interrotto e ho capito che dovevo rimettermi in cammino ho deciso di chiudere la libreria. Oggi giro le scuole con vari progetti lettura, ma soprattutto mi occupo di formazione degli adulti.
2) A quali progetti attualmente stai lavorando?
Adesso mi occupo soprattutto di formazione degli adulti riguardo alla lettura a scuola e al fomentare amore per il libro. Ho prodotto una piccola guida-studio su questo argomento che è possibile scaricare dal mio sito (http://storiegirandole.it/formare-lettori-a-scuola/) e la sto promuovendo in giro per librerie e biblioteche; scrivo di scuola e libri su Libri Calzelunghe (https://libricalzelunghe.it/) e collaboro con alcune case editrici come ad esempio Beisler.

3) Hai sottolineato spesso come sia importante leggere a scuola e fare educazione alla lettura, puoi spiegarci in breve la tua “ricetta”?
Io credo che sia fondamentale, oltre che leggere ad alta voce, fare fiere e mercatini del libro, tenzoni di lettura e via andando, fermarci a riflettere sulla nostra formazione. Vedo impellente la formazione degli adulti che lavorano con i bambini. Per formazione intendo destrutturare il falso sapere e ricostruire. In Italia (ma da quello che scrive Chambers, anche in altri Paese) la lettura è vista ancora come un mezzo per veicolare insegnamenti morali e quindi si tende sempre a usarla per scopi didattici. Questa è la cosa più sbagliata che si possa fare! Se il nostro obiettivo è far amare i libri ai bambini e ai ragazzi, dobbiamo sganciarla da ogni obiettivo didattico-moralistico e dobbiamo presentare libri e storie parlandone, leggendo e inventando attività sempre diverse con tecniche innovative e nuove che aiutino il bambino e il ragazzo a entrare nel libro e a “giocarci”. Inoltre credo sia necessario, ma questo è un obiettivo grosso, capire che se non rallentiamo e non diminuiamo il carico d’informazioni con le quali bombardiamo il cervello dei nostri ragazzi, difficilmente riusciremo a fomentare l’amore per il libro e la lettura.

4) Quali autori ami di più?
Difficile dirlo; sono una dagli innamoramenti fulminei!
Sicuramente Marie-Aude Murail, Kevin Brooks, Patrizia Rinaldi per gli adolescenti; Ulf Strak e Willim Steig e Roal Dahl per la fascia più giovane. Poi ci sono i tanti autori per i più piccoli cito Benji Davies e Peggy Rathmann, ma ce ne sarebbero molti altri. Un podio speciale lo riserverei a Rodari e Munari che però farei studiare prima agli adulti perché sono costantemente massacrati.
5) Sogno nel cassetto e nuove idee
Il mio sogno nel cassetto è aprire uno spazio polifunzionale di formazione permanente, dove si portino avanti anche nuove idee per una scuola possibile. Nuove idee tante: sicuramente un nuovo contributo in pdf, poi formazione in giro e un progetto che ancora deve prendere forma nella mia testa, ma ho nel cuore, vedremo.

Grazie mille Carla
Consigliamo a tutti di visionare il suo sito, miniera preziosa di idee ed attività.

http://storiegirandole.it/chi-e-carla/

Intervista all’Attrice Fausta Manno

Intervista all’attrice Fausta Manno

Fausta Manno e il Semaforo blu si incontrano ormai tanti anni fa all’interno di una manifestazione presso l’Auditorium di Roma. All’epoca Il Semaforo muoveva i primi passi e lavorare con artisti così generosi e professionali fu per noi una vera e propria scuola.

Negli ultimi tempi abbiamo collaborato in diverse occasioni – Prezzemolina presso la nostra Libreria Ponteponente e l’incontro Le tue antenate presso la Biblioteca Goffedo Mameli – e abbiamo colto l’occasione per farle qualche domanda.

1) Parlami di te chi sei? cosa fai? da quanto tempo?

Sono Fausta !  Attrice di prosa e Sperimentazione. Dopo un bel  periodo  di Atletica  leggera  …
Specialista nei 100  e 200, intorno ai 18 anni con un passaggio  di  testimone  inizio a fare Teatro di
Strada. Tra 1985/86  continuo con il Teatro di Ricerca  e Sperimentazione con il mio primo Maestro
Francesco Silvestri a Napoli. Da lì  poi  la carriera  va  avanti con  tante  produzioni  e attività  in giro per l’Italia , tanti incontri con artisti , musicisti , registi … l’elenco  è  lungo  … ma  uno dei “più stupendi”
è  stato con Victoria Chaplin e J.B.Thierrie.

2) Atletica leggera? Incredibile come le storie di ciascuno di noi abbiano bivi, incontri e folgorazioni che ci portino in strade nuove, ma quale dei tanti personaggi interpretati  ti è rimasto nel cuore e perché?

Ogni personaggio  è stato ed è speciale ! Ma  un personaggio  che  ricordo  con affetto è:  Leggera personaggio di  una Fiaba del Paese  Grigio , paladina  per far tornare i colori in Città  rubati da un cattivo … Il giovane  pubblico  faceva il tifo per me! Questo mi dava carica ed energia. La bellezza  dello Spettacolo dal Vivo !

3) Che differenza c’è nell’ interpretare un personaggio o una storia da attrice e da lettrice?

In entrambi i casi bisogna avere qualità e passione!

4)Le qualità che, secondo te, deve avere un buon autore per bambini ? E quali sono i tuoi preferiti?

A mio modesto parere chi scrive per i piccoli  oppure per i ragazzi deve avere l’animo e il cuore di un bambino ! Una grande intelligenza,  meraviglia, stupore , infinita fantasia ….. quella speciale ! I miei preferiti: Calvino, Rodari , Lodi,  Dahl , Scabia …. Sono quelli che ora mi vengono  in mente  ma ci sono  tanti altri  bravi autori …. e anche  i tanti anonimi della tradizione  popolare orale!

5) Infine quali sono i tuoi progetti futuri e sogni nel cassetto?

I Progetti  sono tanti  … faticoso metterli in pratica per i tanti disagi  e  tagli  su Cultura e Spettacolo,
ma tante sono le collaborazioni  per progetti interessanti.
Un sogno che con i pro e i contro  sto vivendo da anni è  quello di  poter fare  un  lavoro che
amo: mi sento  portatrice di Emozioni e Bellezza !

Grazie Fausta! Abbiamo bisogno di queste “emozioni” e di questa “bellezza” alla prossima.

 

Intervista alla Bibliotecaria Rosarita Digregorio

In principio fu proprio Rosi, come tutti la chiamiamo, che ci propose di costituire un’associazione di giovani lettori dopo il servizio Civile svolto nelle Biblioteche di Roma, a lei, dunque, dobbiamo più di qualche consiglio di lettura tra gli scaffali della biblioteca … Rosi, bibliotecaria nella storica Biblioteca Franco Basaglia prima, oggi, responsabile della Biblioteca Valle Aurelia e della Casa della Memoria e della storia, è per noi un’amica preziosa con una straordinaria carica umana e una altrettanto vasta preparazione nel suo lavoro. Un’amica con la quale riflettere, confrontarci, condividere lavori, attività, idee, proposte dentro e fuori le biblioteche. Abbiamo pensato di rivolgerle qualche domanda per avere anche il punto di vista di chi lavora nel settore culturale in ambito pubblico, ecco cosa ci ha raccontato:

1) Da quanto tempo sei bibliotecaria? In quali biblioteche hai lavorato e in che settori?

Sono entrata nel mondo delle biblioteche pubbliche romane nel 2004, quindi a dicembre prossimo festeggerò i 15 anni di questo “amore”, nato un po’ per caso (ho partecipato al concorso pubblico indetto dal Comune di Roma mentre stavo terminando un dottorato in storia linguistica italiana!) e rivelatosi fatale. Ho lavorato alla biblioteca Franco Basaglia nello storico quartiere di Primavalle, poi alla Biblioteca Centrale Ragazzi e al Centro Specializzato Ragazzi, cardine della promozione della lettura per bambini e ragazzi del sistema romano, infine, ora sono responsabile della biblioteca Valle Aurelia e di quella della Casa della Memoria e della Storia. All’attività strettamente bibliotecaria, catalogazione, bibliografie, ecc, ho sempre affiancato la curatela di attività culturali finalizzate alla promozione della lettura, con un occhio di riguardo per bambini, anche piccolissimi, e per le scuole.

2) Qual è la cosa di cui vai più fiera nel tuo lavoro?

Ce ne sono diverse, è un lavoro bello, appagante, ma la sua vera forza è l’incredibile potere di connettere le persone, di far crescere relazioni: la biblioteca pubblica mette  insieme tutti, piccoli e grandi, associazioni, giovani e anziani, artisti e studiosi, volontariato ed esperienze originali dei vari territori. E sì, lo penso: mi è toccato in sorte, quasi per caso, un lavoro insospettabilmente fondamentale perché è essenzialmente costruzione di relazioni. Tra documenti e persone e tra persone e persone, tra quelle in carne e ossa e, attraverso libri, film, musica, anche con quelle lontane nel tempo e nello spazio. La cultura è coltivare le ragioni dello stare insieme.

3) Quali le principali difficoltà?

Certamente la cronica carenza di risorse, economiche ed umane, la scarsa capacità di investimento pubblico e di una visione più alta e coraggiosa. Un problema soprattutto italiano: la bassa percentuale di lettori dovrebbe spingere a dare la priorità a progetti innovativi, capaci di competere con l’accattivante e apparentemente onnicomprensivo e onnisciente mondo della rete. Criticità che toccano le sedi stesse, spesso ricavate in ambienti non pensati originariamente per essere biblioteche e adattati alla meglio. Ultimo, ma non ultimo, la difficoltà di far penetrare la cultura dove più ve ne sarebbe bisogno, per esempio tra gli adolescenti e nelle famiglie a bassa scolarità e a rischio devianza.

4) Progetti presenti e futuri: dove vanno le biblioteche? Che tipo di progetto culturale possono rappresentare per la loro comunità?

Vanno, da un alto, dove le porta la loro storica vocazione, essere cioè il fulcro della mediazione tra il vasto pubblico e l’informazione e la conoscenza. Che tutto sia disponibile in rete, non vuole dire che tutti siano capaci di trovare e valutare ciò che è davvero corretto, utile, pertinente, veritiero e fondato. Dall’altro vanno dove le porta la sfida della smaterializzazione della conoscenza. Questo significa che il centro del lavoro di una biblioteca pubblica – altro è il discorso per quelle di conservazione – non è più tanto la raccolta dei documenti considerati nella conservazione dei loro supporti – ma il lavoro relazionale che si fa intorno da essi: basti pensare al programma Nati per Leggere o ai circoli di lettura, o all’alfabetizzazione informatica, contenitori che mettono in circolo informazione e conoscenza attraverso pratiche socializzate. Una ricchezza preziosa in tempi in cui il contatto de visu con altri esseri umani su temi non futili e con tempi più dilatati e scambi approfonditi sembra sopraffatto da chat e comunicazione social.

Grazie Rosi! Veniamo a trovarti presto, o forse ci incontreremo tra gli stand della prossima Bologna Children’s Book Fair, con un libro in mano, un caffè da prendere, un sorriso pieno da scambiarci.

 

Rosarita Digregorio
Roma Capitale

Istituzione Sistema Biblioteche Centri Culturali
Responsabile Biblioteca Valle Aurelia – 0645460613
Responsabile Biblioteca Casa della Memoria e della Storia – 0645460503