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Intervista a Carla Colussi

Correva l’anno 2011 o giù di lì, ed una serie di tepee avevano invaso i parchi pubblici romani e gli spazi antistanti le librerie per bambini e ragazzi per la manifestazione: La tribù dei lettori. Carla Colussi era la libraia e padrona di casa, della gloriosa Libreria di Girandola, noi le giovani lettrici arrivate cariche di libri e di idee per la testa. Nel tempo abbiamo continuato a seguirla, incrociata alle varie manifestazioni di settore, seguita nei suoi ultimi lavori e girandolando l’abbiamo fermata per fare insieme quattro chiacchiere. Ecco cosa ci ha detto della sua preziosa esperienza.
1) Carla, dicci un po’ di te.
Difficile raccontarmi. Per anni ho fatto spettacoli per ragazzi e laboratori di teatro nella scuola di ogni ordine e grado (dal nido alla scuola secondaria di primo grado). Ho sempre avuto la passione per le storie e i libri che portavo in giro anche con gli spettacoli. Poi quindici anni fa ho aperto una libreria per ragazzi, dove conciliare le due cose e per anni è andato tutto bene. Si era creato quello che io chiamo il circolo virtuoso: io andavo nelle scuole a raccontare libri e storie e a far scrivere e mettere in scena, i bambini e le famiglie venivano ad acquistare i libri e farsi dare consigli. Quando questo circolo si è interrotto e ho capito che dovevo rimettermi in cammino ho deciso di chiudere la libreria. Oggi giro le scuole con vari progetti lettura, ma soprattutto mi occupo di formazione degli adulti.
2) A quali progetti attualmente stai lavorando?
Adesso mi occupo soprattutto di formazione degli adulti riguardo alla lettura a scuola e al fomentare amore per il libro. Ho prodotto una piccola guida-studio su questo argomento che è possibile scaricare dal mio sito (http://storiegirandole.it/formare-lettori-a-scuola/) e la sto promuovendo in giro per librerie e biblioteche; scrivo di scuola e libri su Libri Calzelunghe (https://libricalzelunghe.it/) e collaboro con alcune case editrici come ad esempio Beisler.

3) Hai sottolineato spesso come sia importante leggere a scuola e fare educazione alla lettura, puoi spiegarci in breve la tua “ricetta”?
Io credo che sia fondamentale, oltre che leggere ad alta voce, fare fiere e mercatini del libro, tenzoni di lettura e via andando, fermarci a riflettere sulla nostra formazione. Vedo impellente la formazione degli adulti che lavorano con i bambini. Per formazione intendo destrutturare il falso sapere e ricostruire. In Italia (ma da quello che scrive Chambers, anche in altri Paese) la lettura è vista ancora come un mezzo per veicolare insegnamenti morali e quindi si tende sempre a usarla per scopi didattici. Questa è la cosa più sbagliata che si possa fare! Se il nostro obiettivo è far amare i libri ai bambini e ai ragazzi, dobbiamo sganciarla da ogni obiettivo didattico-moralistico e dobbiamo presentare libri e storie parlandone, leggendo e inventando attività sempre diverse con tecniche innovative e nuove che aiutino il bambino e il ragazzo a entrare nel libro e a “giocarci”. Inoltre credo sia necessario, ma questo è un obiettivo grosso, capire che se non rallentiamo e non diminuiamo il carico d’informazioni con le quali bombardiamo il cervello dei nostri ragazzi, difficilmente riusciremo a fomentare l’amore per il libro e la lettura.

4) Quali autori ami di più?
Difficile dirlo; sono una dagli innamoramenti fulminei!
Sicuramente Marie-Aude Murail, Kevin Brooks, Patrizia Rinaldi per gli adolescenti; Ulf Strak e Willim Steig e Roal Dahl per la fascia più giovane. Poi ci sono i tanti autori per i più piccoli cito Benji Davies e Peggy Rathmann, ma ce ne sarebbero molti altri. Un podio speciale lo riserverei a Rodari e Munari che però farei studiare prima agli adulti perché sono costantemente massacrati.
5) Sogno nel cassetto e nuove idee
Il mio sogno nel cassetto è aprire uno spazio polifunzionale di formazione permanente, dove si portino avanti anche nuove idee per una scuola possibile. Nuove idee tante: sicuramente un nuovo contributo in pdf, poi formazione in giro e un progetto che ancora deve prendere forma nella mia testa, ma ho nel cuore, vedremo.

Grazie mille Carla
Consigliamo a tutti di visionare il suo sito, miniera preziosa di idee ed attività.

http://storiegirandole.it/chi-e-carla/

Intervista all’Attrice Fausta Manno

Intervista all’attrice Fausta Manno

Fausta Manno e il Semaforo blu si incontrano ormai tanti anni fa all’interno di una manifestazione presso l’Auditorium di Roma. All’epoca Il Semaforo muoveva i primi passi e lavorare con artisti così generosi e professionali fu per noi una vera e propria scuola.

Negli ultimi tempi abbiamo collaborato in diverse occasioni – Prezzemolina presso la nostra Libreria Ponteponente e l’incontro Le tue antenate presso la Biblioteca Goffedo Mameli – e abbiamo colto l’occasione per farle qualche domanda.

1) Parlami di te chi sei? cosa fai? da quanto tempo?

Sono Fausta !  Attrice di prosa e Sperimentazione. Dopo un bel  periodo  di Atletica  leggera  …
Specialista nei 100  e 200, intorno ai 18 anni con un passaggio  di  testimone  inizio a fare Teatro di
Strada. Tra 1985/86  continuo con il Teatro di Ricerca  e Sperimentazione con il mio primo Maestro
Francesco Silvestri a Napoli. Da lì  poi  la carriera  va  avanti con  tante  produzioni  e attività  in giro per l’Italia , tanti incontri con artisti , musicisti , registi … l’elenco  è  lungo  … ma  uno dei “più stupendi”
è  stato con Victoria Chaplin e J.B.Thierrie.

2) Atletica leggera? Incredibile come le storie di ciascuno di noi abbiano bivi, incontri e folgorazioni che ci portino in strade nuove, ma quale dei tanti personaggi interpretati  ti è rimasto nel cuore e perché?

Ogni personaggio  è stato ed è speciale ! Ma  un personaggio  che  ricordo  con affetto è:  Leggera personaggio di  una Fiaba del Paese  Grigio , paladina  per far tornare i colori in Città  rubati da un cattivo … Il giovane  pubblico  faceva il tifo per me! Questo mi dava carica ed energia. La bellezza  dello Spettacolo dal Vivo !

3) Che differenza c’è nell’ interpretare un personaggio o una storia da attrice e da lettrice?

In entrambi i casi bisogna avere qualità e passione!

4)Le qualità che, secondo te, deve avere un buon autore per bambini ? E quali sono i tuoi preferiti?

A mio modesto parere chi scrive per i piccoli  oppure per i ragazzi deve avere l’animo e il cuore di un bambino ! Una grande intelligenza,  meraviglia, stupore , infinita fantasia ….. quella speciale ! I miei preferiti: Calvino, Rodari , Lodi,  Dahl , Scabia …. Sono quelli che ora mi vengono  in mente  ma ci sono  tanti altri  bravi autori …. e anche  i tanti anonimi della tradizione  popolare orale!

5) Infine quali sono i tuoi progetti futuri e sogni nel cassetto?

I Progetti  sono tanti  … faticoso metterli in pratica per i tanti disagi  e  tagli  su Cultura e Spettacolo,
ma tante sono le collaborazioni  per progetti interessanti.
Un sogno che con i pro e i contro  sto vivendo da anni è  quello di  poter fare  un  lavoro che
amo: mi sento  portatrice di Emozioni e Bellezza !

Grazie Fausta! Abbiamo bisogno di queste “emozioni” e di questa “bellezza” alla prossima.

 

Intervista alla Bibliotecaria Rosarita Digregorio

In principio fu proprio Rosi, come tutti la chiamiamo, che ci propose di costituire un’associazione di giovani lettori dopo il servizio Civile svolto nelle Biblioteche di Roma, a lei, dunque, dobbiamo più di qualche consiglio di lettura tra gli scaffali della biblioteca … Rosi, bibliotecaria nella storica Biblioteca Franco Basaglia prima, oggi, responsabile della Biblioteca Valle Aurelia e della Casa della Memoria e della storia, è per noi un’amica preziosa con una straordinaria carica umana e una altrettanto vasta preparazione nel suo lavoro. Un’amica con la quale riflettere, confrontarci, condividere lavori, attività, idee, proposte dentro e fuori le biblioteche. Abbiamo pensato di rivolgerle qualche domanda per avere anche il punto di vista di chi lavora nel settore culturale in ambito pubblico, ecco cosa ci ha raccontato:

1) Da quanto tempo sei bibliotecaria? In quali biblioteche hai lavorato e in che settori?

Sono entrata nel mondo delle biblioteche pubbliche romane nel 2004, quindi a dicembre prossimo festeggerò i 15 anni di questo “amore”, nato un po’ per caso (ho partecipato al concorso pubblico indetto dal Comune di Roma mentre stavo terminando un dottorato in storia linguistica italiana!) e rivelatosi fatale. Ho lavorato alla biblioteca Franco Basaglia nello storico quartiere di Primavalle, poi alla Biblioteca Centrale Ragazzi e al Centro Specializzato Ragazzi, cardine della promozione della lettura per bambini e ragazzi del sistema romano, infine, ora sono responsabile della biblioteca Valle Aurelia e di quella della Casa della Memoria e della Storia. All’attività strettamente bibliotecaria, catalogazione, bibliografie, ecc, ho sempre affiancato la curatela di attività culturali finalizzate alla promozione della lettura, con un occhio di riguardo per bambini, anche piccolissimi, e per le scuole.

2) Qual è la cosa di cui vai più fiera nel tuo lavoro?

Ce ne sono diverse, è un lavoro bello, appagante, ma la sua vera forza è l’incredibile potere di connettere le persone, di far crescere relazioni: la biblioteca pubblica mette  insieme tutti, piccoli e grandi, associazioni, giovani e anziani, artisti e studiosi, volontariato ed esperienze originali dei vari territori. E sì, lo penso: mi è toccato in sorte, quasi per caso, un lavoro insospettabilmente fondamentale perché è essenzialmente costruzione di relazioni. Tra documenti e persone e tra persone e persone, tra quelle in carne e ossa e, attraverso libri, film, musica, anche con quelle lontane nel tempo e nello spazio. La cultura è coltivare le ragioni dello stare insieme.

3) Quali le principali difficoltà?

Certamente la cronica carenza di risorse, economiche ed umane, la scarsa capacità di investimento pubblico e di una visione più alta e coraggiosa. Un problema soprattutto italiano: la bassa percentuale di lettori dovrebbe spingere a dare la priorità a progetti innovativi, capaci di competere con l’accattivante e apparentemente onnicomprensivo e onnisciente mondo della rete. Criticità che toccano le sedi stesse, spesso ricavate in ambienti non pensati originariamente per essere biblioteche e adattati alla meglio. Ultimo, ma non ultimo, la difficoltà di far penetrare la cultura dove più ve ne sarebbe bisogno, per esempio tra gli adolescenti e nelle famiglie a bassa scolarità e a rischio devianza.

4) Progetti presenti e futuri: dove vanno le biblioteche? Che tipo di progetto culturale possono rappresentare per la loro comunità?

Vanno, da un alto, dove le porta la loro storica vocazione, essere cioè il fulcro della mediazione tra il vasto pubblico e l’informazione e la conoscenza. Che tutto sia disponibile in rete, non vuole dire che tutti siano capaci di trovare e valutare ciò che è davvero corretto, utile, pertinente, veritiero e fondato. Dall’altro vanno dove le porta la sfida della smaterializzazione della conoscenza. Questo significa che il centro del lavoro di una biblioteca pubblica – altro è il discorso per quelle di conservazione – non è più tanto la raccolta dei documenti considerati nella conservazione dei loro supporti – ma il lavoro relazionale che si fa intorno da essi: basti pensare al programma Nati per Leggere o ai circoli di lettura, o all’alfabetizzazione informatica, contenitori che mettono in circolo informazione e conoscenza attraverso pratiche socializzate. Una ricchezza preziosa in tempi in cui il contatto de visu con altri esseri umani su temi non futili e con tempi più dilatati e scambi approfonditi sembra sopraffatto da chat e comunicazione social.

Grazie Rosi! Veniamo a trovarti presto, o forse ci incontreremo tra gli stand della prossima Bologna Children’s Book Fair, con un libro in mano, un caffè da prendere, un sorriso pieno da scambiarci.

 

Rosarita Digregorio
Roma Capitale

Istituzione Sistema Biblioteche Centri Culturali
Responsabile Biblioteca Valle Aurelia – 0645460613
Responsabile Biblioteca Casa della Memoria e della Storia – 0645460503

intervista a La Tata Maschio

La-Tata-Maschio

Lorenzo Naia, alias La Tata Maschio, lo incontriamo qualche anno fa alla presentazione di un suo libro –Briciole- con Roberta Rossetti alla Libreria L’altracittà a Roma. Da subito il loro racconto appassionato di come nasca un libro ci coinvolge tra risate, sorrisi e aneddoti curiosi.

In seguito per caso ci rincontriamo al Salone del libro di Torino di quell’anno e realizziamo una mostra nella nostra libreria Ponte ponente su Fiabe in Rosso per la Giornata contro la violenza sulle donne e restiamo in contatto a distanza.

E così abbiamo pensato di intervistarlo per conoscere alcuni particolari della sua esperienza di Tata e di autore.

 

1) Immagino ci avrai pensato un po’ e mi piacerebbe sapere com’è nato il nome La Tata Maschio? (È di moda declinare i nomi maschili al femminile, tu vai in un certo senso controcorrente)

 

“La Tata Maschio” è un piccolo manifesto di apertura mentale, un invito a oltrepassare il pregiudizio e approcciarsi alle persone qualificandole per ciò che sanno fare. È al tempo stesso un’esortazione a dedicarsi con impegno a quello che amiamo fare, superando schemi mentali limitanti: la condizione indispensabile per una società felice è avere persone realizzate! E gli stereotipi non sono mai un trampolino verso l’affermazione, semmai una gabbia che trattiene e appiattisce.

2) Da tata ad autore: cosa hai dovuto tenere della tua personale esperienza e cosa hai dovuto imparare?

Accanto al mio lavoro come educatore e alla passione per il mondo dei bambini, nel 2014 ho cominciato a coltivarne un’altra e il mio approdo sul web nasce proprio da qui: la comunicazione, nella più ampia accezione possibile. Ho iniziato a raccontare sul mio (ormai ex) blog un punto di vista forse un po’ diverso da quelli già esistenti e la cosa ha avuto una risposta positiva, permettendomi di radunare una bella comunità attorno ai miei canali.Parallelamente ho iniziato a produrre dei testi per l’infanzia; sono convinto che i libri altro non siano che un ulteriore strumento per raggiungere i bambini, persino coloro che diversamente non avrei la possibilità di conoscere. In un certo senso, è un modo diverso di essere tata! La letteratura illustrata mi piace da sempre, così come mi piace immergermi nei meccanismi di pensiero dei più piccoli; è dalla fusione di questi aspetti che pian piano ho iniziato a scrivere delle storie. La svolta è stata più che altro decidere di mostrarle a qualche editore cinque anni fa e da lì è arrivato tutto il resto .

3) Se si può, progetti futuri?

Per quanto riguarda l’ambito editoriale, sto lavorando a un nuovo Libro da Parati® e alla riedizione di “Fiabe in rosso”, entrambi per la casa editrice VerbaVolant, ma anche alla stesura di un romanzo per ragazzi.

Procedono inoltre le mie collaborazioni con aziende family friendly in qualità di creative director; i progetti in cantiere sono tantissimi e tutti super entusiasmanti!

Infine, per la primavera sono previsti la creazione di un nuovo prodotto per la mia linea di design La Tata Market e l’organizzazione di nuovi workshop e corsi di scrittura creativa per adulti.

Grazie Lorenzo, alla prossima

WEB www.latatamaschio.it

Intervista a Cristiana Cerretti

SNOWFLAKES

Abbiamo conosciuto Cristiana all’interno di un progetto molto bello. La casa editrice Sinnos ci chiese di promuovere e leggere un libro: “Ho voglia di raccontarti una storia” scritto da Daniela Scopigno ed illustrato proprio da Cristiana Cerretti. Il libro, delicato e fiabesco, è stato scritto da Daniela per sostenere il centro di alta specialità per il carcinoma ovarico di cui era affetta. Gli incontri di presentazione del libro prevedevano che Cristiana disegnasse  mentre noi leggevamo e che Daniela spiegasse, come solo lei sapeva fare, quel male ai bambini. Conoscersi è stato così facile e Cristiana, complice anche la vicinanza della nostra libreria a casa sua, è diventata un’amica sempre presente e partecipativa delle nostre attività, anche da mamma … ed allora non abbiamo resistito e le abbiamo fatto qualche domanda:

1) Quando hai cominciato a disegnare? quando poi è scattato quel click che ti ha fatto dire “voglio fare questo nella vita?”

Non ho memoria di un momento preciso, penso di averlo sempre fatto. Poi nel corso dei miei studi sono stata “deviata” nelle scelte, così mi diplomai come perito turistico e feci un anno di giurisprudenza. Ricordo perfettamente il giorno in cui decisi di mollare tutto e di dedicarmi finalmente al disegno, la mia unica passione. Ero a lezione di storia del diritto, il professore era talmente lontano che sembrava una sagomina, tutto intorno a me divenne nero e scattò la molla che mi fece pensare che la mia strada non poteva essere quella. Scelsi di imparare a disegnare, cioè di fare una scuola che mi permettesse di esprimere quello che avevo represso per tanti, troppi anni.

Così mi iscrissi allo IED di Roma ( 1994 un secolo ormai!) e con enorme curiosità imparai tutto quello che c’era da sapere sull’illustrazione. Avevo dei docenti eccellenti come Mannelli, Rapaccini, Di Sciullo e Tanino Liberatore che riuscirono a convincermi che avevo fatto bene a mollare tutto! Poi uscii da lì con una tesi legata ad un progetto di rivista d’arte per bambini “ Il Coccodrillo” e dopo due mesi disegnai il mio primo libro per le Nuove Edizioni Romane (casa editrice storica di Roma che non esiste più).

 

2) Da illustratrice ad autrice a tutto tondo, ci racconti com’è nato questo passaggio?

Lo scorso anno è uscito il mio primo libro da autrice, un progetto completo per ideazione testo e illustrazione. Un progetto piccolo e intenso. Ho sempre pensato di non sapere scrivere un testo per ragazzi. Mi sono sempre dilettata nella scrittura ma senza mai mostrare a nessuno le mie idee, non mi sentivo all’altezza e pensavo di essere più brava con il disegno.

Poi è nata mia figlia e ho pensato semplicemente di condividere una piccola esperienza di mamma con un progetto di libro.

“Un puntino” è stato scritto di getto e con la fretta che caratterizza le mamme, forse anche di notte.

Poi l’ho ripreso qualche mese dopo e rileggendolo ho provato delle forti emozioni. Volevo che le stesse emozioni fossero condivise con più mamme possibili. Così ho trovato il coraggio di proporlo ad un editore, piccolo ma che mi permetteva di seguire tutto il processo di creazione fino alla stampa. Così ho scelto Anicia e ho inviato il testo al direttore editoriale. Mi ha risposto alla velocità della luce: facciamolo!

E così per la prima volta ho disegnato qualcosa di mio, tutto mio. Una fortissima emozione, è stato proprio bello!

 

4) Sogno nel cassetto ? Ti piacerebbe illustrare oggi?

In realtà mi chiesero la stessa cosa anni fa in un intervista alla radio e risposi disegnare un manifesto 6 metri per 3. In questi ultimi anni mi sono capitate moltissime cose che non avrei mai immaginato; appunto disegnare un manifesto con quelle misure, lavorare per delle scenografie per la televisione, disegnare etichette di vini importanti, partecipare come art director alla creazione del manifesto del film Suburra e disegnare un libro tutto mio … i miei desideri sono stati tutti esauditi.

Forse c’è solo un progetto nel cassetto, che dipende anche questo completamente da me. Magari un giorno vedrà la luce … ma prima devo avere il tempo di completarlo.

“ Le straordinarie avventure della formica atomica, il pesce della pausa e dell’orso bruno”.

Un progetto folle di storie di vita di tutti i giorni affrontate da alcuni personaggi improbabili.

Ecco questo si che mi piacerebbe fosse pubblicato!

Grazie Cristiana e alla prossima.

http://cristianacerretti.it/bio.php

 

 

Intervista a Silvia Geroldi

Oggi abbiamo intervistato @Silvia Geroldi, un’autrice con mille idee e una simpatia travolgente e così tra una piadina e un bicchiere di vino abbiamo fatto amicizia ed ecco quello che ci ha raccontato.
Raccontami di te? che bambina eri?

Ero una bambina quieta, probabilmente noiosa. Di quelle buonine e anonime, pochi capricci, pochi guizzi. Figlia unica, non ho mai sentito la mancanza di un fratello o di una sorella. Ascoltavo le fiabe sonore, leggevo I quindici. Ma più di tutto muovevo le mani: disegnando e creando vestiti per le Barbie. Nell’estate tra la quinta elementare e la prima media ho scoperto la lettura con Italo Calvino e da allora tutto è cambiato.

Quando hai cominciato a scrivere Haiku? e cosa vuol dire esattamente?

Ho incominciato per caso e per gioco: superficialmente la struttura formale degli haiku può essere intesa anche solo come occasione per mettersi alla prova all’interno di una gabbia di sillabe. Poi piano piano ho incominciato a leggere gli autori giapponesi tradotti. E se da un lato intuisco che si perde moltissimo nella trasposizione da un sistema linguistico e culturale all’altro, capisco anche che ci arrivano messaggi universali molto potenti e nitidi attraverso la sintesi poetica. È il valore della letteratura, che travalica lo spazio, il tempo, le differenze. E che è talmente forte da sopportare anche qualche piccola forzatura. Ecco, per scrivere – da sola e con i bambini – ho ricominciato da questa domanda: cosa ci dicono gli haiku antichi, ora, e perché provare a comporre? Scrivere haiku è una palestra per riappropriarci dei nostri sensi, rallentare, scegliere le parole con cura, fermare momenti di connessione profonda con ciò che ci circonda. Uno dei molti modi possibili per essere presenti nel mondo.

Ci sono aneddoti strani o divertenti che ti va di raccontarci?

Io lavoro molto sull’accettazione dell’errore, inquadrato come tappa di un processo di scoperta. Il fatto più evidente è che i miei laboratori risultano attività inaspettatamente inclusive: tutti si fanno parte attiva, si sentono liberi di sperimentare con il linguaggio, trovano uno spazio adatto per esprimersi sia in italiano che nella lingua madre, se diversa. E spesso le composizioni più interessanti arrivano da bambini classificati come BES (bisogni educativi speciali). Insomma, gli haiku generano un clima di festa, addirittura di euforia, e accade spesso che i bambini non vogliano più smettere di scrivere anche se è suonata la campanella. Una volta un bambino mi ha sentitamente ringraziato per avergli fatto saltare ben due ore di italiano…

Prossimi progetti?

Il mio lavoro va ben oltre gli haiku, tocca anche sperimentazioni con i piccolissimi e laboratori esperienziali rivolti agli adulti. In futuro vorrei continuare a costruire interventi usando come armi pacifiche e rivoluzionarie gli albi illustrati, la poesia e quella creatura apparentemente innocente che è la carta. E magari presentare nuovi progetti editoriali…

Grazie Silvia! E se volete saperne di più vi invitiamo a guardare il suo blog
https://stimadidanno.wordpress.com/

O il suo ultimo lavoro Silvia Geroldi, Serena Viola, Haiku, Poesie per quattro stagioni più una, ed. Lapis
#silviageroldi#lapisedizioni#haiku#poesia#laboratori#idee#progettilettura#progettiscrittura#intervistaconlautore#libribelli#

STIMADIDANNO.WORDPRESS.COM
Cartopoetica | Il tempo del silenzio | Milano, 24 gennaio 2018, h.15.30-17.30 Adesso che so dell’usignolo adesso che so del rampichino e del silenzio verso sera so quello che basta al giorno. Giancarlo Consonni   Ecco il prossimo appuntamento della #cartopoetica all’Osservatorio figurale. Gli a…

Intervista al Libraio

#I mari della luna#
“Nei mari della luna
tuffi non se ne fanno:
non c’è una goccia d’acqua,
pesci non ce ne stanno.
Che magnifico mare
per chi non sa nuotare!”
(da Filastrocche in cielo e Terra Gianni Rodari)

In questo “speciale” ci piace raccontare le esperienze legate al libro e alla lettura sparse su e giù per l’Italia. Ecco cosa abbiamo scoperto vagabondando a Hai visto un Re, la manifestazione di libri bambini, librai e biblioteche in festa svoltasi a Milano dal 28 al 30 settembre scorsi.

Lui è Luca Ambrogio Santini libraio di Libri sotto casa. Una libreria mobile che si muove su due ruote. Avete capito bene, una libro-bicicletta. L’unica libreria  a pedali del mondo! Lo puoi incontrare a  principalmente nella zona Sud di Milano,  lo spicchio della città che parte da Piazza XXIV Maggio, dalla Darsena e arriva fino alle periferie del Gratosoglio, della Barona, del Corvetto.

 

_ Luca com’è cominciata questa avventura?

Avevo una libreria normale, un microstore perché vendevo anche cd, proprio di fronte ad un teatro musicale, l’Auditorium. Era minuscola e non ci stavo più con i costi. Così alla fine del 2013, vedendo che i lettori facevano fatica a venire in libreria, ho deciso di provare a portare la libreria da loro. Quindi una libreria itinerante che potesse consegnare velocemente i libri ordinati, ma pronta anche a organizzare banchetti per incontri, presentazioni, festival, mercati, concerti, ecc.

E decisi che sarebbe stata in bicicletta, perché credo nel valore della mobilità sostenibile e perché ho ritenuto che anche la maggioranza della mia clientela fosse sensibile a questo argomento. Per battere Amazon devo puntare sul servizio, la competenza, la relazione e sulla diversità della mia proposta.

Così mi sono portato dietro tanti miei clienti e a poco a poco me ne sono fatti di nuovi. Perché non restando più chiuso nel mio negozio ho avuto la possibilità di conoscere meglio il territorio in cui vivo, e quindi farmi conoscere dal mio quartiere.

-Come è cambiato  il tuo lavoro?

Posso andare là dove raramente si incontrano libri per tentare di far capire il valore e il piacere della lettura. Penso alle scuole, naturalmente, ma anche luoghi di lavoro. Mi sta capitando di essere invitato con la Libretta durante gli intervalli di mezzogiorno di alcune aziende della zona.

– L’aspetto più bello di questo lavoro itinerante?

Le sinergie che si vengono a creare. Gratificanti quelle con altri commercianti presso i quali mi riesco ad appoggiare per le consegne. Ci si dà una mano tra piccoli.

Luca, ci dice ancora che esistono tante altre realtà itineranti legate al libro, se volete scoprirle tutte non vi resta che passeggiare per le vostre città oppure cercarli in rete su:

LIBR Librerie itineranti su ruote gruppo di Facebook

Grazie Luca!

 

 

Decennale

 

Festeggiamo insieme i nostri primi 10 anni con due incontri

Venerdì 18: dedicato ai grandi nel segno del grande maestro Gianni Rodari

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Sabato 19 per grandi e piccoli insieme con il nostro amico cantastorie Simone Saccucci

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Vi aspettiamo in Libreria!!

 

Giardino Incantato Parco Merolli

Lo spazio Infanzia di parco Merolli è un Giardino incantato in mezzo alle case nella zona dei Colli Portuensi (Monteverde nuovo)
Il progetto finanziato con Il Fondo Nazionale per L’infanzia e L’adolescenza L.285/97 prevede moltissime attività gratuite per i bambini e le famiglie e molti servizi di sostegno alla famiglia e alla genitorialità.
Noi vi aspettiamo con due appuntamenti settimanali ancora per l’ultima settimana di luglio:
lunedì 27 ore 10,30-12,00 per Letture Nati per leggere ( da1 a 3 anni)
giovedì 31 ore 16,30-18,30 per Letture Animate (da 3 a 6 anni)
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