Intervista a Silvia Geroldi

Oggi abbiamo intervistato @Silvia Geroldi, un’autrice con mille idee e una simpatia travolgente e così tra una piadina e un bicchiere di vino abbiamo fatto amicizia ed ecco quello che ci ha raccontato.
Raccontami di te? che bambina eri?

Ero una bambina quieta, probabilmente noiosa. Di quelle buonine e anonime, pochi capricci, pochi guizzi. Figlia unica, non ho mai sentito la mancanza di un fratello o di una sorella. Ascoltavo le fiabe sonore, leggevo I quindici. Ma più di tutto muovevo le mani: disegnando e creando vestiti per le Barbie. Nell’estate tra la quinta elementare e la prima media ho scoperto la lettura con Italo Calvino e da allora tutto è cambiato.

Quando hai cominciato a scrivere Haiku? e cosa vuol dire esattamente?

Ho incominciato per caso e per gioco: superficialmente la struttura formale degli haiku può essere intesa anche solo come occasione per mettersi alla prova all’interno di una gabbia di sillabe. Poi piano piano ho incominciato a leggere gli autori giapponesi tradotti. E se da un lato intuisco che si perde moltissimo nella trasposizione da un sistema linguistico e culturale all’altro, capisco anche che ci arrivano messaggi universali molto potenti e nitidi attraverso la sintesi poetica. È il valore della letteratura, che travalica lo spazio, il tempo, le differenze. E che è talmente forte da sopportare anche qualche piccola forzatura. Ecco, per scrivere – da sola e con i bambini – ho ricominciato da questa domanda: cosa ci dicono gli haiku antichi, ora, e perché provare a comporre? Scrivere haiku è una palestra per riappropriarci dei nostri sensi, rallentare, scegliere le parole con cura, fermare momenti di connessione profonda con ciò che ci circonda. Uno dei molti modi possibili per essere presenti nel mondo.

Ci sono aneddoti strani o divertenti che ti va di raccontarci?

Io lavoro molto sull’accettazione dell’errore, inquadrato come tappa di un processo di scoperta. Il fatto più evidente è che i miei laboratori risultano attività inaspettatamente inclusive: tutti si fanno parte attiva, si sentono liberi di sperimentare con il linguaggio, trovano uno spazio adatto per esprimersi sia in italiano che nella lingua madre, se diversa. E spesso le composizioni più interessanti arrivano da bambini classificati come BES (bisogni educativi speciali). Insomma, gli haiku generano un clima di festa, addirittura di euforia, e accade spesso che i bambini non vogliano più smettere di scrivere anche se è suonata la campanella. Una volta un bambino mi ha sentitamente ringraziato per avergli fatto saltare ben due ore di italiano…

Prossimi progetti?

Il mio lavoro va ben oltre gli haiku, tocca anche sperimentazioni con i piccolissimi e laboratori esperienziali rivolti agli adulti. In futuro vorrei continuare a costruire interventi usando come armi pacifiche e rivoluzionarie gli albi illustrati, la poesia e quella creatura apparentemente innocente che è la carta. E magari presentare nuovi progetti editoriali…

Grazie Silvia! E se volete saperne di più vi invitiamo a guardare il suo blog
https://stimadidanno.wordpress.com/

O il suo ultimo lavoro Silvia Geroldi, Serena Viola, Haiku, Poesie per quattro stagioni più una, ed. Lapis
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