Intervista a Simone Saccucci

Simone Saccucci è un uomo alto e gentile, lo sguardo sincero e curioso, attento a quello che lo circonda. Canta, racconta, coinvolge, narra soprattutto. Simone Saccucci narra, costruisce, cuce attentamente passato, presente e futuro dei territori e delle persone. La narrazione come tessuto sul quale leggere un contesto partecipato e in formazione, la narrazione usata anche come percorso formativo e aggregativo. Simone è venuto a trovarci in libreria, la libreria Ponteponente a Roma, in occasione del nostro decennale. La sua chitarra e i suoi racconti hanno coinvolto e fatto riflettere grandi e piccoli e tutti ricordano i suoni e le espressioni utilizzate durante la performance. Avevamo bisogno di conoscere meglio il suo lavoro e così gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Da dove nascono le storie? Ispirazioni, luoghi

Le storie nascono dappertutto. Sono già nate anche se non le ascolti o non le leggi. È come la faccenda dell’albero che cade nella foresta e fa rumore comunque, forse, anche se non c’è nessuno ad ascoltare.

Le mie, o almeno quelle che fanno parte del mio bagaglio, sono prima di tutto nella valle dove una parte della mia famiglia è cresciuta e nata: la Valle dell’Aniene. Sono ai margini del fiume, arroccate nei paesini sulle piccole montagne; sono nel dialetto oppure nei piccoli aneddoti o canzoni.

Ma le storie, che uso e di cui godo, sono anche nei libri: tutti. Anche quelli più impensabili, anche quelli che non mi piacciono. Io sono una storia, soprattutto.

Immaginiamo che il tuo lavoro sia sempre in evoluzione, e necessiti di una grande energia,  quali aspetti ti piacciono di più e quali meno?

Mi piace tutto, in realtà. Mi piace soprattutto la fisicità del mio lavoro: il contatto che ho con le persone che incontro. Poi mi piace, anche se all’inizio mi spaventa sempre un po’, la solitudine.

Sono solo davanti a chi mi ascolta. Mi arriva un carico di energia, emozione, tensione, tutto addosso. Devo usare il respiro per prendermelo e fonderlo col mio modo di raccontare. Raccontare e cantare, per me, è far pace con me stesso e con gli altri cercando un armistizio proprio fra questi due poli, adeguandomi di volta in volta al contesto: sfruttandone l’acustica, per esempio (non uso amplificazione molto spesso) oppure le caratteristiche, gli elementi che lo compongono. Ecco, un’altra cosa che mi piace è che sparisco nelle storie, per essere qualcosa d’altro e per poi ritornare a me stesso quasi risorto.

Progetti futuri?

Il prossimo anno, se le storie vorranno, sarà un anno ricco…

Sogni nel cassetto?

Nessuno. Io credo di aver imparato una cosa da questo percorso che dura da 20 anni ormai: il vizio di vivere. È questo il mio sogno nel cassetto: averlo sempre vuoto perché già vivo ciò che voglio vivere.

Nel tempo credo di aver eliminato tutta questa fesseria di credere che abbiamo bisogno, sempre bisogno di qualcosa. Si. Credo sia questa una delle cose più preziose che mi hanno passato questi anni di storie.

 

Grazie mille,Simone. Ti ascolteremo ancora volentieri quando verrai a trovarci  o verremo noi a trovarti nei tuoi prossimi incontri.

Per chi volesse saperne di più : http://www.simonesaccucci.it/

simone