Intervista alla Bibliotecaria Rosarita Digregorio

In principio fu proprio Rosi, come tutti la chiamiamo, che ci propose di costituire un’associazione di giovani lettori dopo il servizio Civile svolto nelle Biblioteche di Roma, a lei, dunque, dobbiamo più di qualche consiglio di lettura tra gli scaffali della biblioteca … Rosi, bibliotecaria nella storica Biblioteca Franco Basaglia prima, oggi, responsabile della Biblioteca Valle Aurelia e della Casa della Memoria e della storia, è per noi un’amica preziosa con una straordinaria carica umana e una altrettanto vasta preparazione nel suo lavoro. Un’amica con la quale riflettere, confrontarci, condividere lavori, attività, idee, proposte dentro e fuori le biblioteche. Abbiamo pensato di rivolgerle qualche domanda per avere anche il punto di vista di chi lavora nel settore culturale in ambito pubblico, ecco cosa ci ha raccontato:

1) Da quanto tempo sei bibliotecaria? In quali biblioteche hai lavorato e in che settori?

Sono entrata nel mondo delle biblioteche pubbliche romane nel 2004, quindi a dicembre prossimo festeggerò i 15 anni di questo “amore”, nato un po’ per caso (ho partecipato al concorso pubblico indetto dal Comune di Roma mentre stavo terminando un dottorato in storia linguistica italiana!) e rivelatosi fatale. Ho lavorato alla biblioteca Franco Basaglia nello storico quartiere di Primavalle, poi alla Biblioteca Centrale Ragazzi e al Centro Specializzato Ragazzi, cardine della promozione della lettura per bambini e ragazzi del sistema romano, infine, ora sono responsabile della biblioteca Valle Aurelia e di quella della Casa della Memoria e della Storia. All’attività strettamente bibliotecaria, catalogazione, bibliografie, ecc, ho sempre affiancato la curatela di attività culturali finalizzate alla promozione della lettura, con un occhio di riguardo per bambini, anche piccolissimi, e per le scuole.

2) Qual è la cosa di cui vai più fiera nel tuo lavoro?

Ce ne sono diverse, è un lavoro bello, appagante, ma la sua vera forza è l’incredibile potere di connettere le persone, di far crescere relazioni: la biblioteca pubblica mette  insieme tutti, piccoli e grandi, associazioni, giovani e anziani, artisti e studiosi, volontariato ed esperienze originali dei vari territori. E sì, lo penso: mi è toccato in sorte, quasi per caso, un lavoro insospettabilmente fondamentale perché è essenzialmente costruzione di relazioni. Tra documenti e persone e tra persone e persone, tra quelle in carne e ossa e, attraverso libri, film, musica, anche con quelle lontane nel tempo e nello spazio. La cultura è coltivare le ragioni dello stare insieme.

3) Quali le principali difficoltà?

Certamente la cronica carenza di risorse, economiche ed umane, la scarsa capacità di investimento pubblico e di una visione più alta e coraggiosa. Un problema soprattutto italiano: la bassa percentuale di lettori dovrebbe spingere a dare la priorità a progetti innovativi, capaci di competere con l’accattivante e apparentemente onnicomprensivo e onnisciente mondo della rete. Criticità che toccano le sedi stesse, spesso ricavate in ambienti non pensati originariamente per essere biblioteche e adattati alla meglio. Ultimo, ma non ultimo, la difficoltà di far penetrare la cultura dove più ve ne sarebbe bisogno, per esempio tra gli adolescenti e nelle famiglie a bassa scolarità e a rischio devianza.

4) Progetti presenti e futuri: dove vanno le biblioteche? Che tipo di progetto culturale possono rappresentare per la loro comunità?

Vanno, da un alto, dove le porta la loro storica vocazione, essere cioè il fulcro della mediazione tra il vasto pubblico e l’informazione e la conoscenza. Che tutto sia disponibile in rete, non vuole dire che tutti siano capaci di trovare e valutare ciò che è davvero corretto, utile, pertinente, veritiero e fondato. Dall’altro vanno dove le porta la sfida della smaterializzazione della conoscenza. Questo significa che il centro del lavoro di una biblioteca pubblica – altro è il discorso per quelle di conservazione – non è più tanto la raccolta dei documenti considerati nella conservazione dei loro supporti – ma il lavoro relazionale che si fa intorno da essi: basti pensare al programma Nati per Leggere o ai circoli di lettura, o all’alfabetizzazione informatica, contenitori che mettono in circolo informazione e conoscenza attraverso pratiche socializzate. Una ricchezza preziosa in tempi in cui il contatto de visu con altri esseri umani su temi non futili e con tempi più dilatati e scambi approfonditi sembra sopraffatto da chat e comunicazione social.

Grazie Rosi! Veniamo a trovarti presto, o forse ci incontreremo tra gli stand della prossima Bologna Children’s Book Fair, con un libro in mano, un caffè da prendere, un sorriso pieno da scambiarci.

 

Rosarita Digregorio
Roma Capitale

Istituzione Sistema Biblioteche Centri Culturali
Responsabile Biblioteca Valle Aurelia – 0645460613
Responsabile Biblioteca Casa della Memoria e della Storia – 0645460503